Una questione di parole: “Unità”
Stamattina ho comprato il primo numero del quotidiano L’Unità. Dalla testata leggo che è un giornale che ha cento anni di vita, che è stato fondato da Antonio Gramsci nel 1923 e che questo è il numero uno di una nuova serie.
Non potevo non vedere come si continuano a fare i giornali cartacei, considerato che ormai, entrato nel quinto ventennio di secolo, sono diventato un dinosauro digitale. Ma sono sempre figlio di una famiglia di tipografi, quando questo mestiere aveva il nobile nome di “Arti Grafiche”.
Mio Nonno Michele rilevò una preesistente attività tipografica a Sarno, nella antica Valle dei Sarrasti, proprio intorno a quegli stessi anni, creando la “Arti Grafiche M. Gallo & Figli”, lavoro per la sua numerosa famiglia: cinque figli maschi e tre femmine.
Questa ricorrenza centenaria mi spinge a pensare, anzi ri-pensare, il tempo trascorso e ritrovato tutto intorno a questa parola. Mi rendo conto che mi manca un punto di riferimento essenziale per ricordare quei tempi: mio Padre.
Sono andato a rileggermi le pagine del secondo volume della “Storia di Sarno” scritta da don Silvio Ruocco, e stampato nel 1952 proprio da questa nostra tipografia. Giornate turbolenti tanto a livello nazionale quanto a livello locale.
Il giornale vide la luce a Milano e Antonio Gramsci scrisse che «il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l’Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale».
Oggi, a distanza di cento anni, Piero Sansonetti, il nuovo direttore scrive: “Saremo un giornale socialista, garantista e cristiano. Che cercherà di tenere insieme Gramsci, Rosa Parks, Roncalli, Mandela e Pannella. Dateci una mano”.
Antonio Gramsci era segretario del Partito Comunista d’Italia. Riteneva che la creazione di un quotidiano fosse un’opportunità per diffondere le idee del comunismo tra le masse e per contrastare l’influenza dei media borghesi.
Fu fondato come giornale politico e culturale, con l’obiettivo di fornire un’interpretazione marxista della politica, dell’economia e della cultura italiana e internazionale. Il giornale divenne rapidamente uno dei più importanti organi di stampa del Partito Comunista d’Italia, e sotto la direzione di Gramsci, acquisì una notevole influenza nell’ambito della sinistra italiana.
Gramsci scrisse numerosi articoli per l’Unità, in cui sviluppava le sue teorie sulla cultura, la politica e la società. In particolare, il suo concetto di “egemonia culturale” divenne uno dei concetti fondamentali del marxismo del XX secolo. Gramsci credeva che il potere della classe dominante non si basasse solo sulla forza militare o economica, ma anche sulla capacità di dominare la cultura e di plasmare le idee e le convinzioni delle masse.
L’Unità fu costretto a chiudere nel 1926, quando il regime fascista di Mussolini prese il controllo del paese e proibì tutte le organizzazioni politiche che non fossero legate al regime. Gramsci fu arrestato nel 1926 e morì in prigione nel 1937. L’Unità fu ripristinato dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e ha continuato ad essere pubblicato con varie e sofferte vicende fino alla terza chiusura nel 2017.
Oggi riprende vita in un mondo radicalmente cambiato e globalizzato, il concetto di unità è diventato sempre più importante. Le sfide globali, come il cambiamento climatico, la povertà, la disuguaglianza, la migrazione e la pandemia, richiedono una risposta coordinata a livello internazionale. Senza una cooperazione efficace tra le nazioni e le comunità, queste sfide possono diventare ancora più grandi e difficili da affrontare.
L’unità può anche essere vista come un’idea che promuove la pace e la stabilità a livello globale. Le tensioni e i conflitti tra le nazioni possono portare a gravi conseguenze per la sicurezza e il benessere delle persone in tutto il mondo. La cooperazione internazionale, invece, può ridurre le tensioni e promuovere la risoluzione pacifica dei conflitti.
Tuttavia, l’idea di unità può anche essere problematica se viene utilizzata come un pretesto per il controllo e la dominazione. Ad esempio, alcuni paesi e organizzazioni internazionali possono cercare di imporre la propria visione del mondo o di promuovere i propri interessi a spese di altri. In questo caso, l’idea di unità può essere utilizzata per giustificare l’imposizione di politiche o decisioni che non tengono conto delle esigenze e delle prospettive delle diverse comunità e nazioni.
Inoltre, il concetto di unità può essere visto in modo diverso da diverse culture e prospettive. Ad esempio, alcune culture possono valorizzare l’individualismo e la libertà individuale rispetto alla cooperazione e alla solidarietà, mentre altre possono valorizzare la comunità e il bene comune sopra gli interessi individuali. È importante tenere conto di queste differenze culturali e di promuovere un dialogo costruttivo tra le diverse prospettive.
Il concetto di unità in un mondo globalizzato è un’idea complessa che richiede una comprensione critica e un approccio equilibrato. L’unità dovrebbe essere promossa come un’idea che favorisce la cooperazione, la solidarietà e la pace a livello globale, ma dovrebbe anche essere vista alla luce delle differenze culturali e delle esigenze delle diverse comunità e nazioni.
“Saremo un giornale socialista, garantista e cristiano. Che cercherà di tenere insieme Gramsci, Rosa Parks, Roncalli, Mandela e Pannella. Dateci una mano”. Auguri!