L’insostenibile leggerezza della “persona” Pessoa

In lingua portoghese la parola “pessoa” significa “persona”. Il 30 NOVEMBRE 1935 muore Fernando Pessoa scrittore e poeta (1888–1935) L’enigma Pessoa ovvero l’enigma in persona. Rimasto presto orfano di padre, Fernando Pessoa si trasferisce a Durban, con la madre che si è risposata con il console portoghese. Nel 1905 rientra a Lisbona e trova occupazione come corrispondente commerciale per l’estero.

Il suo vero interesse è la letteratura: diventa figura di spicco dei «modernisti portoghesi» e collabora a riviste d’avanguardia. Tuttavia pubblicherà poco, la grande mole dei suoi scritti verrà ritrovata dopo la sua morte e ne farà il più importante scrittore portoghese del Novecento, e uno dei più grandi in assoluto. La «diligenza» se l’era portato via a 47 anni per cirrosi epatica. Pessoa avrebbe fatto felice Pirandello quale testimonianza vivente che siamo davvero uno, nessuno e centomila.

Tutti i suoi scritti sono firmati da eteronimi, «personalità poetiche autentiche e complete», fornite di biografia, date di nascita e di morte, nonché di un proprio inconfondibile stile. Ciò che resta tolti gli eteronimi è l’ortonimo Pessoa, da non confondersi con l’uomo Pessoa, in quanto anch’esso un eteronimo che firma esclusivamente i testi esoterici.

8 marzo 1914: «giorno trionfale» in cui prende forma Alberto Caeiro, poeta bucolico contadino, «Maestro» defunto di tutti gli eteronimi. Alvaro de Campos è il poeta che passa attraverso le avanguardie del Novecento. Ricardo Reis, di fede monarchica, fine latinista, incarna l’eredità della cultura classica. Bernardo Soares, autore de Il libro dell’inquietudine, è quello più vicino all’esperienza umana di Pessoa.

Questi sono però soltanto i più famosi degli eteronimi, di cui si contano generalmente una quarantina di esemplari. Ma alcuni studiosi ne hanno individuati, tra perfettamente costruiti, personalità meno strutturate, personaggi solo abbozzati, ben 136. Una sua poesia spiega tutto:

Il tuo nome ignoro.

Il tuo profilo non ricordo.
Le tue parole dimenticai.
Era mattina, nebbia, era Dicembre,
Quando ti trovai e ti persi.
Sogno o rammento?

Non so. Era mattina e la nebbia
Nascondeva quello che c’era e quello che pensavo
Come un falso estremo rifugio
In nessuna parte del quale io stavo.
Sogno, prolisso e intero,

Ma, se tra i tasti la tua mano vagasse,
Così, spogliata dell’esser tua, io so
Che forse potrei trovare
Tra quello che non ho potuto incontrare
Quello che non troverò.

Il Libro

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Nessuno è stato mai me. Può darsi che io sia il primo. Nobody has been me before. Maybe I’m the first one.

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Antonio Gallo

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