Il “panegirico” di un “arcitaliano”

Antonio Gallo
3 min readJun 16, 2023

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Il Libro

Un panegirico è un discorso o un’opera scritta che elogia e celebra una persona, un’istituzione o un evento. In altre parole, è un elogio formale che esprime l’ammirazione e l’apprezzamento per il soggetto in questione. Nel caso specifico a cui mi riferisco, il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco ha scritto un panegirico su Silvio Berlusconi, ossia un testo che esalta le qualità e le sue azioni, elogiando il suo operato come imprenditore e come leader politico. Un panegirico non è necessariamente oggettivo, e può contenere una visione parziale o distorta della realtà. Resta un esercizio letterario soggettivo, una forma di scrittura creativa con numerosi esempi di precedenti storici nella storia della letteratura e della retorica. Eccone alcuni:

- “Pericle” di Lisia: un discorso funebre pronunciato in onore di Pericle, celebre politico e generale ateniese del V secolo a.C.

- “Panegírico” di Plinio il Giovane: un’opera letteraria che celebra la figura dell’imperatore Traiano, scritta dal celebre avvocato e scrittore romano Plinio il Giovane nel II secolo d.C.

- “Panegyricus” di Giovanni Crisostomo: un discorso pronunciato dal celebre retore e teologo cristiano Giovanni Crisostomo nel IV secolo d.C. in onore di sant’Efrem il Siro.

- “Panegyricus” di Isocrate: un’opera letteraria scritta dal celebre oratore greco Isocrate nel IV secolo a.C., che celebra la grandezza della città di Atene.

- “In memoriam A.H.H.” di Alfred Tennyson: un poema elegiaco scritto dal poeta inglese Alfred Tennyson nel XIX secolo, che celebra la vita e la morte dell’amico Arthur Henry Hallam.

I panegirici sono spesso caratterizzati dall’utilizzo di diverse tecniche retoriche, che possono contribuire a creare un effetto di elogio e celebrazione del soggetto in questione. Eccone alcune delle tecniche retoriche più comuni utilizzate nei panegirici:

1. Amplificazione: consiste nell’accentuare e ingrandire le qualità e le azioni del soggetto descritto, in modo da esaltarne l’importanza e l’efficacia.

2. Anadiplosi: consiste nell’usare una parola o una frase alla fine di un verso e poi riprenderla all’inizio del verso successivo, creando un effetto di continuità e di enfasi.

3. Antitesi: consiste nell’opporre due parole o concetti di significato opposto, per creare un effetto di contrasto e di evidenziare le qualità positive del soggetto descritto.

4. Epifora: consiste nell’usare la stessa parola o frase alla fine di diversi versi, per creare un effetto di ritmo e di rafforzare l’idea che si vuole esprimere.

5. Ipobatón: consiste nell’usare una parola o una frase in modo implicito, lasciando che il contesto suggerisca il significato, per creare un effetto di sottile allusione e di coinvolgimento del lettore.

6. Metafora: consiste nell’usare una parola o una frase che ha un significato figurativo, per creare un effetto di trasferimento di senso e di evocazione di immagini suggestive.

L’uso di una o più di queste tecniche può contribuire a creare un effetto di elogio e di celebrazione del soggetto in questione, ma è importante notare che, come per qualsiasi forma di retorica, l’efficacia dipende anche dalla capacità dell’autore di utilizzare queste tecniche in modo appropriato e convincente.

Il termine “arcitaliano” anche se non esiste in italiano standard e non è quindi presente nei dizionari, è un termine colloquiale o un neologismo inventato da uno scrittore che si autodefinì tale per indicare un particolare tipo di italiano: Curzio Malaparte, in un suo famoso libro.

E’ possibile capire il significato esatto del termine “arcitaliano”. Potrebbe essere usato per indicare un italiano molto sofisticato e raffinato, o al contrario per indicare un italiano particolarmente regionale o dialettale. Potrebbe anche essere un termine usato in modo ironico o sarcastico, per indicare una persona che si comporta in modo particolare o che ha opinioni stravaganti.

Nel caso di Malaparte fu famoso per il suo camaleontismo, si soprannominò e venne soprannominato “arcitaliano”, per avere racchiuso nella sua complessa e contraddittoria personalità molti difetti e pregi degli italiani. Il termine “arcitaliano” ha il suo antonimo in “antitaliano”, entrambi sono stati considerati i dioscuro del narcisismo italiano. Non so se è il caso di Silvio Berlusconi o anche di Pietrangelo Buttafuoco. Non ho ancora letto questo libro, eppure mi scopro che ne sto scrivendo.

Resta comunque una malattia, quella della comunicazione. Chiamatela come volete. Sia per gli “arcitaliani” che per gli “antitaliani” un “panegirico” aiuta sempre a vivere.

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Written by Antonio Gallo

Nessuno è stato mai me. Può darsi che io sia il primo. Nobody has been me before. Maybe I’m the first one. Nulla dies sine linea.

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