Il “dinosauro” e il “segugio”

Antonio Gallo
4 min readMar 23

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La principale differenza tra un dinosauro e un segugio è che i dinosauri erano creature preistoriche che non esistono più, mentre i segugi sono cani da caccia ancora esistenti e quanto mai attivi. I dinosauri erano animali giganti che vivevano sulla Terra milioni di anni fa, mentre i segugi sono cani di dimensioni più piccole usati per la caccia da molto meno tempo.

Mi considero un dinosauro ormai perchè è nel tempo che mi ritrovo, senza però affatto pensare che il tempo da me vissuto sia stato un tempo perduto o inutile. Non vado alla ricerca di nulla, non alla maniera di Proust che si illuse di ritrovarlo. Il fatto è che si sta usando questa parola “dinosauro” nella maniera sbagliata. Non è vera l’associazione di questo animale con il fallimento e l’obsolescenza.

Un qualsiasi dizionario vi dirà che il termine descrive qualcuno o qualcosa che non si è adattato alle mutevoli circostanze. Come non sarebbe il caso del segugio, detto anche “mastino”, un cane la cui storia è anche molto antica e risale all’epoca dell’antico Egitto. Con molta probabilità i segugi arrivarono in Italia insieme ai Fenici. Non è un caso che sia presente in molte delle raffigurazioni geroglifiche giunte fino a noi.

Durante l’epoca rinascimentale la razza venne affinata e divenne in breve tempo uno dei cani più diffusi. Successivamente conobbe un periodo di decadenza, per poi arrivare agli inizi del ‘900 quando venne fortemente rivalutato. Ma perchè mi sto occupando di questi due animali? La risposta è semplice.

Qualcuno ha commentato un mio post su MEDIUM e ha scritto che l’autore su cui avevo scritto è un “fasullo” in quanto aveva espresso opinioni chiramente “copiate” da un testo che accludeva in fotocopia. E aggiungeva che era un fatto che conosceva da tempo. “Tu sei un dinosauro, io un segugio”. Come dire: tu sei un fesso, ti bevi tutto, io no, io sono un segugio. Ecco la mia reazione. Intendo non solo difendere la mia “fessaggine” ma anche la storia vera dei dinosauri.

Contrariamente alla percezione popolare, la “mia” storia evolutiva, anche se non è stata di trionfo e successo, mi appaga e mi accontenta. I dinosauri hanno dominato il nostro pianeta più a lungo di qualsiasi altro gruppo di vertebrati terrestri. Hanno mostrato una straordinaria capacità di recupero e adattabilità, conquistando ogni angolo della Terra, e la loro grande diversità di forme e dimensioni riflette il loro vigore evolutivo.

Essere un dinosauro significa appartenere a un gruppo di animali di incredibile successo il cui regno nel tempo potrebbe non essere mai eguagliato dagli umani o da qualsiasi altro mammifero. Invece di infangare la loro fama usandoli come esempio di obsolescenza, potremmo imparare dal loro successo evolutivo e riconoscere la loro potente eredità. Il “segugio” che mi ha scritto (in privato) e che stimo e apprezzo tanto quanto il “fasullo”, che ho recensito nel mio post, mi ha fatto ricordare un poesia scritta da un poeta di lingua inglese:

Life, the hound
Equivocal
Comes at a bound
Either to rend me
Or to befriend me
I cannot tell
The hound’s intent
Till he has sprung
At my bare hand
With teeth or tongue
Meanwhile I stand
And wait the event

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Vita, il segugio
Ambiguo
Arriva di corsa
O per dilaniarmi
O per amicizia
Non posso dire
L’intento del segugio
Fino a quando non balza
Con una zampa nuda
Con i denti o lingua
Nel frattempo io sto
E aspetto l’evento.

Nella poesia “The Hound”, Robert Francis paragona l’imprevedibilità e il mistero della vita a quello di un cane sconosciuto. Usando questa metafora, è in grado di descrivere molte delle situazioni e delle lotte che affrontiamo nel corso della nostra vita. All’inizio, Francis dice che la vita (rappresentata attraverso il cane) gli arriva inaspettatamente, non sapendo se lo avrebbe ferito o aiutato.

Con l’idea di quanto possa essere imprevedibile in mente, non sa in che direzione lo sta portando la vita finché non è proprio lì davanti a lui. Così pazientemente, deve aspettare per vedere cosa gli riserva il futuro. La vita può andare bene per te o no, ma alla fine non sai mai veramente dove ti porterà. Questo è ciò che il poeta sta cercando di trasmettere usando il cane: proprio come nella vita, un cane sconosciuto può spuntare dal nulla e metterti in questo dilemma di incertezza.

Ti chiederai: questo “cane” mi farà del male o sarà mio amico? Non puoi saperlo fino a quando il cane non reagisce, e quando lo fa, ti attaccherà o ti saluterà con gentilezza. Per quanto semplice sia questa poesia, Robert Francis fa un ottimo lavoro nel rafforzarne il significato usando la metafora della vita e del cane. Non c’è modo di sapere cosa accadrà quando scegli un percorso nella vita, e Francis lo illustra in un modo sincero.

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Antonio Gallo

Nessuno è stato mai me. Può darsi che io sia il primo. Nobody has been me before. Maybe I’m the first one.

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