I “si” della vita degli “uomini vuoti”

La Lettura 4 dicembre 2022

Sono oltre trecento le parole che costituiscono questo manifesto fatto, appunto, di parole che hanno la funzione di comunicare, alla maniera degli hashtag o delle etichette, situazioni significative della nostra esistenza. Tutte hanno un valore negativo, una negazione per affermare il valore di quanto possiamo opporre, da contrappeso, alla realtà che ci opprime e ci condiziona.

Dalla prima, no alla “guerra”, all’ultima no al “fronteretro”, meritano di far parte del nostro vocabolario esistenziale. Leggiamole, rivisitiamole tutte, riempiamo i “vuoti” mentali, spirituali e materiali di cui è fatta, da sempre, la nostra vita. Quando Lao-tzu, il filosofo cinese, nel VI-V sec. a.C. scriveva che:

“con l”argilla bagnata si formano i recipienti; ma è il vuoto che è in essi a consentire la pienezza dei vasi. Col legno si costruiscono case, porte e finestre; ma è il vuoto che è in esse a rendere abitabili le dimore. C”è la parte visibile dell”utilità; ma l”essenziale rimane invisibile”

conosceva già tutte queste parole e situazioni che l’artista Moreno Gentili ha messo nel suo manifesto? Una sorta di celebrazione del “vuoto” occupato negli spazi interni di un vaso, di una casa, e non solo, ma anche e sopratutto, di una mente, a costituire la realtà vivente delle presenze umane. Insomma, uomini/donne, pronti a tutto.

In gonna, o in giacca e cravatta, cellulare, laptop e accessori elettronici. Con migliaia di “amici” su “FaceBook” e “Twitter”. Ma non si accorgono di essere soltanto “uomini vuoti” come quelli nella poesia di T. S. Eliot.

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Nessuno è stato mai me. Può darsi che io sia il primo. Nobody has been me before. Maybe I’m the first one.

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Antonio Gallo

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