GiovaniVecchi & VecchiGiovani

Antonio Gallo
5 min readMar 28, 2023
Il Libro

Fa sempre bene ogni tanto riascoltare il famoso monologo “tutto il mondo è un palcoscenico, e tutti gli uomini e le donne sono solo attori”, il noto soliloquio della commedia di William Shakespeare in As You Like It. E’ uno dei tanti frammenti di scrittura del Bardo che persistono ancora nella coscienza collettiva. Tuttavia, quella citazione di apertura, e l’eloquente lamento sui sette atti” della vita che segue, viene spesso spogliata del suo contesto di gioco come parole pronunciate da un personaggio, “il malinconico Jaques”.

Jaques divide la vita di un uomo in sette fasi: Bambino o un neonato, Scuola ragazzo o bambino, Amante, Soldato, la Giustizia o il giudice, Vecchio, Estrema vecchiaia, di nuovo come un bambino

Nel suo monologo, Jaques descrive la vita come un palcoscenico metaforico in cui sette personaggi entrano ed escono senza agire, spaziando dal bambino “che miagola e vomita” al giovane adulto “svelto nelle liti” fino alla “seconda infanzia” della vecchiaia, con ciascuna fase tanto preordinata quanto la successiva. Se lo stesso Shakespeare avesse una visione del mondo desolante come Jaques è, ovviamente, ignoto. Tuttavia, il monologo solleva domande intriganti sulla natura del muoversi attraverso la vita.

Siamo inevitabilmente sospinti dai venti di ogni fase che passa? Forse possiamo rivendicare un certo grado di libero arbitrio tra le maree della vita, o almeno trovare gioia nel loro salire e scendere? Indipendentemente dal nostro punto di vista, la rete di parole malinconica ma incantevole di Shakespeare sembra spingere lo spettatore a trovare qualche meraviglia e significato nell’atto stesso di contemplare queste domande.

Quello che, però, Shakespeare non poteva immaginare è la grande varietà di stage, i diversi palcoscenici che la vita offre, oggi, a distanza di mezzo millennio. Le fasi sono dilatate, hanno mutato sia la forma che il contenuto, su una infinita varietà di palcoscenici del tutto imprevedibili. Quella rete di parole creata da Shakespeare è diventata una realtà nella quale non sappiamo come invecchiare.

E’ il tema di questo libro che ho letto, appunto in Rete, versione Kindle. Come ci si deve sentire vecchigiovani o giovanivecchi ? Massimo Mantellini è entrato nel terzo ventennio, ha appena compiuto i suoi sessanta anni. Lui decide di sentirsi vecchiogiovane. Subito viene spontaneo chiedermi come dovrei sentirmi io che, grazie a Dio, navigo nel quinto ventennio. In quale “età” sia il Bardo che Mantellini mi collocherebbero?

L’ansia di non essere al passo con i tempi è una gabbia in cui è facile rinchiudersi più di quanto si pensi. L’evolversi continuo della società e il progresso tecnologico e scientifico hanno modificato le stagioni della vita, obbligandoci a delle scadenze che sentiamo il dovere di rispettare a tutti i costi. Per questo motivo ci si sente troppo vecchi già a venti, trenta, quarant’anni.

Gli youtuber sono sempre più giovani, bruciando spietatamente quelle che sono le tappe basilari di una sana infanzia e adolescenza. Laurearsi a venticinque anni è un ritardo imperdonabile, perché per le aziende si è già troppo vecchi per gli stage, non parliamo affatto di chi a trent’anni cerca ancora il primo lavoro. E alla soglia dei cinquant’anni, se malauguratamente si pensa di cambiare attività, si è sconfitti in partenza.

Andare controcorrente e ribellarsi ai dettami della società, non è poi così difficile, perché l’importante è capire quali sono i nostri effettivi bisogni, le nostre ambizioni, i nostri traguardi impegnarsi , con i tempi che occorrono, per soddisfarli e raggiungerli. Tre passi da seguire per non arrendersi ai tempi imposti da altri, possono essere quelli di abolire la parola “ormai”, di rispettare la propria natura e di non adeguarsi ai modelli di una mentalità comparativa. Active aging, invecchiamento attivo, è il fenomeno che riguarda gli anziani ancora energici e produttivi.

Un gruppo di sociologi, demografi e psicologi dell’Università Cattolica, attraverso la ricerca “Non mi ritiro”, ha stabilito che entro il 2030 la popolazione italiana conterà 3,5 milioni di individui appartenenti alla generazione dei baby boomer. Anziani attivi, che non si sentono “vecchi”, la maggior parte di loro è in pensione, alcuni lavorano ancora, altri fanno le due cose insieme o sono impegnati tra associazionismo e volontariato.

Sentirsi giovani anche da vecchi è un atteggiamento mentale che bisogna allenare quotidianamente, cercando di cogliere sempre il lato positivo delle situazioni e non perdendo mai l’entusiasmo di apprendere nuove conoscenze e l’invito è rivolto, soprattutto, a tutti quelli che sono ancora troppo giovani per sentirsi vecchi.

Massimo Mantellini è uno dei maggiori esperti della rete internet italiana, pubblica questo saggio evidenziando come le persone invecchiano su internet, dentro un luogo differente da quello in cui invecchiavano prima.

“La tecnologia è diventata ubiquitaria e molto potente. Si è stratificata su più livelli, il più superficiale adatto a tutti, quelli sottostanti destinati ad una platea sempre più ristretta di iniziati, ed è diventata un oggetto complicato. Una simile complessità ha invaso le nostre vite ed ha allungato le sue ombre ed i suoi effetti meno attesi prima di tutto sulle categorie piú fragili: fra esse certamente gli anziani”.

Il testo è strutturato in 4 capitoli:

1. La vecchiaia digitale
2. Il vecchiogiovane
3. Essere vecchi, infine
4. Provare a difendersi

“L’effetto della tecnologia riguarda molto spesso la sfera del magico: maggiore sarà la sua attitudine a meravigliarci e più semplice sarà per noi innamorarci di lei. È questa una delle ragioni per cui gli anziani sono spesso impermeabili a simili fascinazioni: lo stupore è finito, i trucchi del tecnologo per suscitare l’interesse della clientela si indeboliscono, anche nei confronti di un algoritmo che svela il mistero dell’elicriso liquirizia o di una applicazione che inquadrando il cielo notturno disegna i profili ed i nomi delle costellazioni”.

Un testo che definisco attrattivo ed anche romantico perché ci introduce in una riflessione seria e sostanziosa, perché tutti siamo capo chino sullo schermo che è uno specchio nel quale ci riflettiamo giorno dopo giorno. Sollevare lo sguardo è salvezza, soprattutto interiore. Invecchiare è un privilegio riservato a pochi. Non bisogna dispiacersi di invecchiare, è un privilegio negato a molti. Ricordiamo che ogni giorno che viviamo è un giorno in più per apprezzare la vita, la famiglia, gli amici e la conoscenza acquisita.

Non bisogna temere di invecchiare, anzi, dovremmo essere entusiasti di affrontare i cambiamenti che la vita ci presenta. Trovare più tempo per fare ciò che ci piace, passare più tempo con le persone che amiamo, imparare qualcosa di nuovo ogni giorno e rispettare la saggezza acquisita. Non sono affatto malinconico come Jaques, mi sento un privilegiato …

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Antonio Gallo

Nessuno è stato mai me. Può darsi che io sia il primo. Nobody has been me before. Maybe I’m the first one.