Dicembre “verticale”

Questa poesia della scrittrice americana Linda Pastan ben si adatta a commentare la foto che correda questo post.

Una immagine ricorrente di questa stagione all’inizio del mese di dicembre durante la quale la natura offre diversi spunti di riflessione.

Questa poetessa di famiglia ebrea vive nella regione del Potomac, nello stato del Maryland. La sua poesia ha per temi la memoria, il trascorrere del tempo, la vita, la morte, la famiglia, la natura, temi comuni alla sensibilità femminile.

La Pastan ha avuto modo di trattarli in una decina di libri tutti dedicati alla poesia. In “Vertical” la poetessa fa dell’idea di verticalità della natura nel suo insieme la sua ragion d’essere, una condizione fisica che ben si intreccia con quella umana.

Questo legame si identifica con quella condizione delle foglie che, cadendo dall’alto, giacciono in maniera orizzontale sul terreno. Tutta la tensione poetica della composizione è espressa verso l’alto.

Essa si evidenzia in maniera fotografica allorquando viene proposta l’immagine della formica che vede nel picciolo di grano i silos e le stalattiti, così come fanno gli uomini quando guardano verso l’alto grattacieli e piloni di telefoni.

La poesia si chiude con la significativa immagine della testa della poetessa sulla nuda e ruvida corteccia della betulla, come poggiata lì per reggersi, per mantenersi in posizione verticale, aspirando verso l’alto come l’albero e non finire come le foglie, sul terreno, in posizione orizzontale.

Va notato che la forma grafica della poesia nella versione originale è scritta riproducendo la figura di un albero che si leva verso il cielo.

Perhaps the purpose
of leaves is to conceal
the verticality
of trees
which we notice
in December
as if for the first time:
row after row
of dark forms
yearning upwards.
And since we will be
horizontal ourselves
for so long,
let us now honor
the gods
of the vertical:
stalks of wheat
which to the ant
must seem as high
as these trees do to us,
silos and
telephone poles,
stalagmites
and skyscrapers.
But most of all
these winter oaks,
these soft-fleshed poplars,
this birch
whose bark is like
roughened skin
against which I lean
my chilled head,
not ready
to lie down.

“Vertical” by Linda Pastan,
from “Traveling Light”. © Norton, 2010.

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Verticale

Forse lo scopo
delle foglie è nascondere
la verticalità
degli alberi
che noi vediamo
a dicembre
come per la prima volta:
filari dopo filari
di forme oscure
che si tendono verso l’alto.
E poiché saremo
orizzontali noi stessi
a lungo,
onoriamo gli dei
del verticale:
piccioli di grano
che alla formica
sembrano alti
quanto lo sono
questi alberi per noi,
silos e piloni di telefoni,
stalagmiti e
grattacieli.
Ma più di tutti
queste querce d’inverno,
questi teneri pioppi,
questa betulla
dalla scabra corteccia
contro la quale appoggio
la mia testa infreddolita,
non ancora pronta
a stendermi.

(traduzione libera di a.g.)

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Nessuno è stato mai me. Può darsi che io sia il primo. Nobody has been me before. Maybe I’m the first one.

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Antonio Gallo

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